clap clap
Leggere è lasciarsi attraversare da mille significati e godere di quelle piccole grandi emozioni causate dalle vibrazioni che le parole - impigliate tra le corde dell'anima - provocano...
Fino a questo istante non avevo mai prestato la giusta attenzione. Un mondo nuovo si svela sotto il mio sguardo. La luce fioca facilita la concentrazione. Si spalancano nuove dimensioni, riesco a scorgere ciò che vi è sotto l’illusione. La morte ti aveva consegnato alla pagina piatta. Adesso vedo chi sei, e sotto la tua pelle scorre ancora linfa. Il sangue riscalda i tuoi muscoli, li senti pulsare contro le tue ossa. Staticità secolare, argento vivo. Una danza mortale che ti riporta indietro nel tempo, distante, sottoterra.
Addio.
E improvvisamente arriva il momento del risveglio. Scaturisce da un impulso più che percettibile, impulso che spacca le ossa e dilania i nervi, graffia il cervello e squarcia la pelle. Svanito il torpore, cesso di essere vittima del gioco malsano. Il pensiero nasce dall’interno e si trasferisce su strumenti altri, strumenti capaci di inchiodarlo per poi farlo fluire. Scivola da una estremità all’altra a singhiozzi, riempie i solchi e riposa inciso nei pori, eternamente. L’estasi sfuma. Sonno.
Venerdì 17 Agosto 2007 - Regionale AG-PA
E' da un po' di tempo che provo a sbloccare il cordone che lega i due cancelli opposti della mia immaginazione, identici seppur distanti, ma in qualche modo congiunti e serrati.
Impulsività o carattere, creatività o ragionamento... metto alla prova l'idea che ho di me stesso approfittando di eventi improvvisi, bivi di carta, fonti di nervosismo.
La scelta è la parola d'ordine. Cosa rende possibile un viaggio, qual è la struttura che lo sorregge. Il viaggio è imprevisto, il viaggio è conoscenza, il viaggio è negazione.
Il fumo annebbia la vista. Il fuoco brucia il carbone. Il cervello arde nel dubbio. Restringo il cerchio attorno a me. E' un cono di luce nel buio più totale. Non riesco a vedere oltre, così mi eclisso.
E' possibile sdoppiarsi senza farsi troppo del male? Alzo le spalle, correggo il tiro e cerco un'alternativa più allettante. Voglio solo crescere, voglio solo cambiare, e forse... forse voglio anche un po' invecchiare.
Ho visto mille volti a cui non avevo mai fatto caso prima d’ora. Ho baciato così tante labbra e la mia mente ha sanguinato. Ho sussurrato frasi senza senso durante la notte negli ultimi milioni di anni. Credo che nessuno riesca a sentire il vuoto. Ho realizzato che molti sconosciuti mi amano, così ho dato via il mio orgoglio, e la mia mente ha continuato a sanguinare. Loro non riescono a vedere il bene dentro di me, non riescono a vedere la parte più soffice che mi è rimasta. Credo che nessuno riesca veramente a sentire il mio vuoto. Lasciate che i vostri occhi si riposino, come sto facendo io col mio corpo. Non piangete più, tristi fontane. Nessuno vi ha mai detto che il cuore è una sorgente profondissima, un rifugio cavernoso, un pozzo a cui non potreste mai accedere senza prima liberarvi dal vuoto. Forse dovrei lasciare una parte di riserva, poiché il tempo è coraggio e la vita può risultare troppo sanguinolenta. E così ho dovuto farvi sapere che siete da soli, e che nessuno di voi crea le regole, ciascuno possiede i propri obiettivi, ma spesso questi coincidono con dei punti di non ritorno. Trovate che ci sia qualcosa di sbagliato? Eppure il cielo sopra le vostre anime è coperto da nuvole nerissime. Troppe volte ho provato ad afferrare il mio destino, intonando melodie troppo antiche e cercando una traccia di me nell’aria pesante. Intrecciando le dita, mi sono visto cambiare idea troppe volte. Ma questa volta ho lasciato indietro la parte più elegante, trattenendo solamente i diamanti. Adesso voglio prima sentire quello che avete da dire voi. In questo momento la mia mente sta ancora sanguinando, nessuno di voi riesce a sentirne il vuoto?
Cosa mi attende, quanto tempo ho per arrivarci. Da che parte devo proseguire. Intravedo un segnale distinto nel buio. È ciò che riesco a immaginare, il sussurro di un vento fresco che proviene da oltre la montagna. Il sentiero impervio si arrampica sul fianco scosceso, mi preparo al peggio. L’inferno nei miei sensi. Brucia la pelle sotto il sole. Venti contrari si scontrano in battaglia, che ne sarà di me. L’inaspettato coincide col mio inconscio, avverto il cambiamento dall’interno. Dalla parte più intima scoppia il boato, si scontra con i sassi bollenti e provoca reazioni chimiche. Lascio tracce indistinte al mio passaggio, ho visto me stesso cambiare idea, ho provato a cadere fuori da me stesso, inglobando diamanti al mio midollo e ho cercato di passarci attraverso. Vivo la fatica degli attimi che si rincorrono, barcollo spinto da una forza misteriosa alle spalle, prende il controllo, mi lascia senza estremi. Adesso ci sono quasi dentro, l’obiettivo è far coincidere il mio passo con la sua pupilla. Verrò spazzato via, approderò in altri luoghi, del tutto differenti da quelli che già conosco. Attrazione d’annosa origine, priva si sfumature. Eccomi, taglio il traguardo, oltrepasso il muro di scorie, divento parte della tempesta, sono nell’occhio del ciclone del demonio.
Pervaso da un senso di colpa irrimediabilmente ascendente, incontro l’iperbolica astrazione sulla strada per il ritorno. Mi viene incontro come fossi il suo Re di viscere, ascolto senza dubitare ogni suo fiato scandito, mormorando frasi pressoché insensate. Scopro mitomani persuasioni vibrare nel passo adunco, stanno bloccando il mio passaggio verso Ovest. Così presto attenzione quasi impaurito, ma con la netta sensazione che presto scoprirò l’arcano celato. Nulla sembra essere intonato con l’al di là, retroscena a parte. Aspetto impaziente il frastuono finale, senza retrocedere al sentiero quasi metaforico. Intravedo il famoso velo che appanna la realtà, riflette immagini e le deforma, smussa gli angoli segretamente, me ne accorgo solo quando lo sfioro e lo sento sgretolarsi sotto le mie dita. Tutto quello che provo è un grande senso di perdizione, causato da una inaspettata ma ben architettata condanna fatale, che spinge le mie membra altrove. Oltrepasso il sentiero, dopo aver squarciato la pellicola maledetta. Qui l’esistenza è più leggera, fatico a rimanere in equilibrio, è come se avessi perso il gancio che perennemente ci incolla alla terra calda, punizione divina. Spiego le mie ali, cerco il momento adatto e mi abbandono al fremito dell’infinito. La strada è la mia musa.
Discerne la frutta dal gradimento. Scollega soppalchi adagiati sul fondo. Annaspa bagliori mirando all’esterno. Sprigiona sfrenato umorismo celere. Intona forti menzioni sul baratro. Raccoglie fattori riguardanti l’ingegno. Scava ferite brancolando sul nespolo. Piattaforma complessa di semplice impatto. Canzona mirante il celebre castoro. Scuote fagiani ambulanti la notte. Inscatola pensieri fantastici scoppiettando. Deruba il garante spodestato dal letto. Mira anelante al complesso terriero. Rivolge oscure attenzioni a imbottigliati presagi. Arrotola battaglie sul piano di cera. Refrigera anziane pattuglie di dubbia forma. Malinconica anatomia spaziale di gloria. Imbavaglia sezioni di obliterate maree. Barcolla celestiali barlumi sul cocchio multiforme. Plenilunio biancastro dolce sonno. Sorregge screzi di fastose primizie. Scalda pistoni alla croce ferrea. Incanta di spalle l’incastrata delizia. Somatizza pescherecci di candele spregiate. Albeggia al rimedio del cornuto centauro. Bofonchia malumori di scettiche perizie. Imprime fortuiti momenti di rosee palestre. Compone grossomodo insensati madrigali. Nettamente sorregge fittizie agonie. Spopola forestieri agrodolci fluendo all’interno. Testimonia gerbere gradite al contempo. Misura oltremodo barriere agonistiche. Fornisce doppiamente inscenando ambedue. Traveste il colonnato di magnifiche ortensie. Ingigantisce padroni del fiume a Rodi. Scribacchia ottocenteschi intuiti sul frutteto. Barcolla silente con greve formine nell’arengo. Attende il cospirato amplesso sferragliante di misture. Sparge pirati claustrofobici sul golfo Attanasio. Marita proventi dissociando grembi eterei.
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